Da "I Racconti del Mare"
La favola del natale nel mare
Una delle storie più antiche è più belle che il mare ricorda, accadde tanti e tanti anni fa, ma proprio tanti… Il Natale da sempre dona un aria di rinnovamento, di gioia e di triste malinconia, a seconda di ciò che al momento si vive. Il Natale commuove, il Natale avvicina, il Natale accresce la voglia di donare, il Natale fa tornare bambini, il Natale accende un sorriso e spinge fuori una lacrima, e dalle lacrime di questa storia….è nato un sorriso.
In ogni angolo del mondo, racconta il mare,era un luccichìo continuo di luci, di colori.
Per le strade il bianco profumo delle caldarroste riscaldava l’aria e i cuori.
Dove la neve non arrivava a riempire gli angoli più nascosti, candidamente magici, la pioggia rendeva l’aria pungente e sui marciapiedi lucidi riflettevano immagini di gente frenetica e felice. Tutti correvano animatamente per definire i preparitivi per la festa più importante dell’anno: il Natale. Tavole rosse stampate, alberi addobbati, presepi con giochi d’acqua e neve artificiale sui vetri in ogni casa; uomini travestiti da Babbo Natale regalavano ai bambini attimi di magia, impressi per sempre in una foto.
E chi dice che anche nel mare, nelle sue acque scure e misteriose,nelle rive bianche e dorate, non si festeggi il Natale? Chi lo dice che nelle grotte sottomarine non ci sia al loro interno,in ognuna, un presepe? Siete mai scesi in fondo al mare la notte di Natale?
Nettuno, con la barba bianca e il tridente in mano a mò di bastone, è San Giuseppe; Sabina, un delfino azzurro sorella di Pico e Paco è la Madonna; Pico e Paco, naturalmente, il Bue e l’Asinello.
Grisù, il gamberetto, il Bambinello Gesù.
Tutti i pesci si concentrano la notte di Natale in quell’angolo misterioso e affascinante per assistere alla recita che, in ogni parte del mondo, coinvolge e commuove chiunque: la nascita di Gesù; il figlio del creatore del mondo,compreso il mare. Ecco perché anche i pesci, festeggiano il Natale.
Tutti contribuiscono al presepe nella grotta sottomarina. I granchi raccolgono pietre e fogliame duro, ramoso, dalle scogliere. Le vongole, le cozze e ogni sorta di mitili si posizionano all’ingresso e aprendosi e chiudendosi in continuazione creano milioni di bolle d’aria che salgono verso l’alto; i polipi, coi loro tentacoli, dirigono la folla verso la Sacra Famiglia raffigurata, i pescecani e i pescespada tengono i curiosi lontani, le stelle marine adornano i fondali e l’ingresso della grotta e fra loro una, la più bella, ogni anno viene scelta per fare la cometa. Tutto è un fermento anche lì, in fondo al mare. Uno spettacolo fantastico che non è dato di vedere agli uomini.
I pesci rompono il loro eterno silenzio e intonano canti sacri intorno alla grotta per tutta la notte.
Anche quell’anno il magico momento si ripeteva. Lo scenario era sempre lo stesso, come il momento di emozione che colmava gli animi di ogni creatura marina.
Enormi file di pesci, ordinate, si dirigevano in lenta processione verso la grotta, guidati dai movimenti dei polipi e dal brillare della stella all’ingresso: la cometa del mare.
Una nave, ignara, solcava le acque dove stava avvenendo quel miracolo: la musica dei crocieristi e il rumore dei motori non distrassero neppure un attimo i pesci dal loro rito magico e sacro insieme.
Ogni anno alla festa del mare Azzurrella era l’ospite più atteso e poi, dopo la mezzanotte, diventava lei la diva per tutta la notte. Azzurrella era una bellissima viola dal colore azzurro con striature giallo-grige, che brillavano alla luce della luna. Azzurrella si esibiva in una danza caraibica che aveva imparato da una sua cugina, dando così inizio a balli e canti per tutta la notte.
Tutti i pesci restavano incantati quando ballava Azzurrella e facevano a gara per essere il suo cavaliere in quella notte magica. Azzurrella ballava con tutti e rideva e cantava e tutti ballavano e ridevano e cantavano con lei.
Fra le file ordinate dei pesci, qualcuno notò che Azzurrella non c’era e cominciò un brusìo di voci che domandava: ”ma Azzurrella, dov’è? Ma quest’anno non ci sarà il suo ballo? E i canti e le danze fino all’alba? La voce arrivò fin da Nettuno, mentre era intento a recitare la parte che più gli si addiceva: San Giuseppe. Così comandò a due pescespada di mettersi sulle tracce di Azzurrella, di cercarla in ogni anfratto e capire cosa fosse successo. I pescespada girarono i mari in lungo e in largo ma di Azzurrella neanche l’ombra. Ogni anfratto, ogni alga fu controllata, niente, Azzurrella sembrava scomparsa. La paura che fosse finita in mano a qualche pescatore cominciò a farsi corpo fra i pesci. Lungo la strada del ritorno però Atos, uno dei pescespada, sentì una voce, come un pianto, provenire proprio dalla casa di Azzurrella: ”Già è vero, non siamo andati a casa sua “ pensò Atos dandosi dello stupido. Lui e il suo amico Aramis giunsero alla porta di Azzurrella e le chiesero cosa le fosse accaduto: ”Sono triste, sono rimasta sola e pensavo al Natale passato, quando c’erano i miei compagni, i miei parenti intorno a me e tutti insieme si andava per mare alla grotta e poi si ballava e si cantava e l’indomani ci si riuniva a mangiare e ridere e adesso non ne ho più voglia, voglio stare qui, da sola” disse fra le lacrime Azzurrella.
Atos e Aramis rimasero allibiti, incapaci di un gesto. Proprio azzurrella, che per tutti era il simbolo dell’allegria, dell’amore, della felicità, adesso era lì, triste e sconsolata e voleva trascorrere il Natale tutta sola nella sua grotta. Cosa fare? Cosa dirle? Come convincerla? Atos e Aramis non erano bravi con le parole e così tornarono indietro e raccontarono ogni cosa a Nettuno. Ormai mancava poco alla mezzanotte, bisognava far presto. Nettuno allora si diresse subito verso la casa di Azzurrella e quando le si avvcinò, con modi garbati, affettuosi e paternali, la carezzò e le disse: Azzurrella, sbagli pensando di sentirti sola, perchè non è così. Ognuno di noi ha un compito nella propria vita e ogni singolo individuo può pensare di non essere indispensabile all’altro, ma non è vero. Tu sei stata sempre quella che hai animato le nostre feste, che hai portato il sorriso, l’amore. E’ grazie a te se abbiamo provato la gioia di ballare e cantare tutta la notte. Vuol dire che quest’anno saremo noi a far divertire te, Azzurrella. Verremo qui a cantare e ballare fino a mezzanotte, per onorare il natale, poi andremo ognuno a casa nostra aspettando il nuovo giorno e domani saremo con te fin quando il sorriso non sarà tornato sul tuo viso. Sono sicuro che anche gli altri saranno d’accordo; e le diede un piccolo bacio sulla fronte abbracciandola.
Azzurella sentì il calore di un affetto sincero e si commosse. D’improvviso un fragoroso rumore di applausi ruppe il silenzio. Tutti i pesci erano venuti, a sua insaputa, al seguito di Nettuno e avevano assistito al suo dialogo con Azzurrella.
Nel suo viso bagnato dalle lacrime si aprì un grande sorriso. Azzurrella aveva capito di avere una nuova grande famiglia, unita e compatta, con la quale poter dividere i momenti felici e non di tutta la sua vita.
Ancora una volta, il miracolo del Natale si era compiuto.
Se vi avvicinate,ma non toppo,la notte di Natale alla riva del mare,sentirete canti e vedrete ombre danzare nell’acqua.Azzurrella e i suoi amici stanno festeggiando il natale e se porgete l’orecchio con attenzione al mare,sentire un coro gridare: BUON NATALE !!!!!!
Armando @tutti i diritti sono riservati dell'autore
Da "I Racconti del Mare" di Armando
Questa è una storia che ha dell'incredibile.
Racconta del mare che un giorno, d'improvviso, si scoprì innamorato.
Innamorato di una ragazza della quale aveva visto il viso, l'ombra del suo corpo riflessa nel cielo.
Di lei aveva chiesto al vento di portarle il profumo e donarle, allo stesso modo, il respiro del suo; e fu così.
E' malinconico il mare, quando pensa e racconta questa storia.
Dalle sue onde scivolano leggere, gocce di lacrime sulle scogliere che nessuno riesce a vedere, perchè miste all'acqua e salte anch'esse. Rimpiange, avvolte, la sua natura e la sua essenza, il suo essere materia sì in movimento ma, di non possedere un corpo, un viso. Ricorre allora, per lenire il suo tormento, alla sua saggezza ed alla quiete lenta del suo movimento che da sempre, ha placato i cuori, per trovare pace anch'esso. E così, nella consapevolezza ritrovata, ricorda di essere dimora per le creature che vivono in lui. Sente i canti ed i gemiti muti dei pesci, che scivolano leggeri e felici, le carezze delle scogliere e dei loro fiori e delle alghe e dei frutti al suo passare; ascolta ancora i sospiri degli amanti e gioca a nascondino con le loro impronte rubate alla sabbia e il suo cuore, finalmente si placa.
Un giorno il mare, che calmo e azzurro scivolava leggero fra le rive, udì una voce delicata che, lontano, cantava deliziosamente. Raccontava del suo desiderio di essere delfino e balzare fra le onde, o gabbiano e volare alto nel cielo e rispecchiarsi nelle acque; nave controcorrente oppure onda che sulla spiaggia, rccoglieva conchiglie per conservarle come preziosi tesori.
Rimase incantato,da così tanta dolcezza e da quelle parole soavi.
Scrutò il cielo e vide riflessa un immagine dai contorni sbiaditi,ora esili e graxili,con lunghi capelli scomposti,ora più chiare,definite,come un corpo robusto che si muoveva però leggero tra rocce e fiori su monti innevati.Qualunque cosa fosse ne rimase colpito dalla grazia,dalla leggerezza dei movimenti e dal suo canto.
Si innamorò subito.Fu il classico colpo di fulmine tanto decantato dagli uomini.
Per tutta la notte non fece altro che immaginarla lì con lui:come sirena ammaliatrice seduta su uno scoglio a cantare,come nave imponente che lo solcava,come gabbiano veloce che in lui si specchiava e le sue acque si agitarono,si mossero a ritmi confusi come per abbracciarla,per coccolarla,per stringerla morbosamente a sè.Al mattino,al levar del sole,anche il mare smise di sognare.Era un giorno d'estate.Il sole batteva forte e si rifletteva sull'acqua creando giochi di luci argentati.
Milioni di persone cercavano refrigerio,in ogni luogo,fra le sue acque fresche.In ognuna il mare cercava il viso di lei,il suo corpo,il suo profumo.Niente.Non c'era nulla che neppure la ricordasse.
Come ogni amante deluso,cominciò allora
ad agitarsi,ad infuriarsi ed anche il cielo,riflesso in lui,cambiò umore.Così mentre nuvole minacciose si addensavano onde alte s'innalzavano,s'increspavano fra loro mettendo in fuga i bagnanti.
Per settimane il mare e il cielo,all'unisono,restarono immutati.Sembrava inverno.I metereologi non riuscivano a spiegarsi lo strano fenomeno e brancolavano nel buio,ipotizzando repentini cambiamenti puntualmente smentiti.
Un giorno il vento,stanco di soffiare,raccolse il canto di Luisa,così si chiamava la ragazza,che intanto passeggiava fra i suoi monti e lo portò al mare.
D'improvviso,il gigante si calmò.Le onde si abbassarono e,magicamente,scivolarono lente e leggere alla riva.Anche il cielo,improvvisamente,mutò assumendo il colore e la serenità del mare.Le nubi si diradarono fino a scomparire.La pace,era tornata al cuore del mare.
Si narra che nei giorni in cui il mare infuria,egli perde la consapevolezza del suo essere e della sua essenza,del bene che gli viene donato dal cuore di lei e che la passione,irrefrenata e irrazionale,rovini ciò che è stato il dono più prezioso;
l 'Essenza dell'Amore!
ARMANDO@ tutti i diritti riservati dell'autore
Da "I Racconti del Mare" di Armando
La bottiglia incantata
Si narra che il mare è la più grande cassaforte del mondo. Nei suoi fondali sono conservati gioielli d’ogni tipo. Reperti antichi di inestimabile valore.
Ogni cosa è gelosamente nascosta tra il buio intenso degli abissi dove la luce non arriva mai. Il mare conserva ogni cosa con cura. Protetti dalle alghe, dalla melma, dalle incrostazioni che ne rendono irriconoscibili le antiche forme.
Il mare conserva i sospiri, le promesse degli innamorati, le grida festose dei bambini.
Il mare conserva un fiore, che una donna ha donato al suo uomo scomparso cosicché all’orizzonte, quando il cielo sembra unirsi all’acqua, egli potesse raccoglierlo.
Si narra che in fondo al mare c’era una bottiglia di champagne, probabile ricordo di un momento felice, che vagava senza sosta da un fondale all’altro. Quella bottiglia brillava di una luce intensa che illuminava i fondali. Ogni sorta di pesce cercò di avvicinarsi ad essa ma, appena provava a toccarla, la bottiglia schizzava via.
Di giorno la bottiglia galleggiava, cercando di raggiungere l’orizzonte. Anche i pescatori, alcuni scafisti improvvisati e i comandanti delle navi videro la bottiglia luminosa galleggiare, ma nessuno riuscì mai a prenderla. Sembrava magica la bottiglia. Appena la si provava ad afferrare fuggiva via con una velocità incredibile. Gli uomini non fecero mai caso a questo strano evento, mentre nel mare, si sparse la voce della “bottiglia incantata”. La notizia della bottiglia misteriosa arrivò alle orecchie di Nettuno che, incuriosito, ordinò a due delfini di andarla a prendere. Paco e Pico, così si chiamavano i delfini, inutilmente tentarono di acchiappare la bottiglia. Tentarono in ogni modo; nascondendosi dietro gli scogli, inseguendola fino a sfiancarsi, addirittura tentarono con delle reti prese ad alcuni pescatori. Niente, la bottiglia riusciva sempre a scappare.
Pico e Paco dovettero arrendersi e tornarono stanchi e delusi da Nettuno.
Il Re del mare, col tridente in mano, li guardava attendendo una risposta che aveva già intuito dai loro sguardi. Così decise di occuparsi personalmente della questione.”Andrò io a prendere quella maledetta bottiglia, nulla può opporsi al mio volere. Sono io il re del mare”disse Nettuno ai suoi pesci con voce ferma per nascondere la sua titubanza. Sì, perché anche lui non credeva molto nella riuscita dell’impresa.”Com’è possibile che esiste una bottiglia luminosa, animata, che vaghi per i mari indisturbata e che nessuno riesce a prendere?Questa è sicuramente una diavoleria degli uomini. Chissà che cosa stanno tramando quegli scellerati. Speriamo non sia una bomba o, peggio ancora, un ordigno nucleare”pensava Nettuno.
Dopo giorni e giorni di cammino sui fondali, Nettuno cominciava a stancarsi. La bottiglia sembrava essere scomparsa. I pesci controllori, incaricati della sorveglianza, non né notizia.
Nettuno era infastidito e preoccupato. Sicuramente quello era un ordigno che gli uomini avevano fatto brillare chissà dove e adesso chissà quanti suoi figli erano morti fra le acque del mondo.
Mentre seguiva questi pensieri una luce fioca, proveniente da un anfratto, attirò la sua attenzione.
Cautamente si avvicinò, scostò piano alcun alghe e scorse il collo di una bottiglia dalla quale proveniva una debole luce. Il re del mare si tranquillizzò; era davvero una bottiglia e non un ordigno.
Ora, dovete sapere che Nettuno in quanto re del mare, ha il potere di poter dare la voce a qualsiasi cosa si trovi in acqua così, liberata la bottiglia dall’incaglio, le chiese: ”Allora, mi che diavolo ci fai qui e da dove prendi questa luce che ormai sta esaurendosi?”La bottiglia rispose che nell’incagliarsi aveva sbattuto fra alcuni scogli e si era incrinata, ecco perché la luce si stava spegnendo. Era la luce dell’amore che brillava al suo interno. Una luce che non si spegne mai ma che il tempo affievolisce. Il suo processo di spegnimento era stato accelerato dall’acqua che si era infiltrata al suo interno. Era stata deposta in mare da una donna affranta per la perdita improvvisa del suo uomo e, in un disperato tentativo di ricongiungimento, aveva riposto una lettera al suo interno, perché si che il mare all’orizzonte si ricongiunge con il cielo e la donna sperava che la lettera potesse giungere a lui, in cielo.”Per questo fuggivo se mi volevano afferrare, volevo portare a termine il mio compito sire, mi dispiace se ho turbato la quiete del mare ma adesso come farò?Questa incrinatura non mi permette più di continuare il mio viaggio e l’acqua, sfalderà la carta della lettera. Mi dispiace per quella donna, dovevi vedere il suo volto, quando mi gettò in mare….
Nettuno si commosse nell’ascoltare quelle parole. Prese con cura la bottiglia e, dopo aver estratto il foglio, la ripose nell’anfratto.”Qui non ti disturberà nessuno, il fondale è molto profondo e l’uomo non potrà mai arrivare.”Intanto sorrideva immaginando già i titoli dei giornali fra migliaia di anni: SENSAZIONALE SCOPERTA NEI FONDALI MARINI.TROVATA UNA BOTTIGLIA DI SPUMANTE….GLI SCIENZIATI CERCHERANNO DI SCOPRIRE
Gli uomini credono che il mare all’orizzonte, si congiunge con il cielo, ma è solo un illusione.
Gli uomini hanno bisogno di qualcosa in cui credere per andare avanti e Nettuno sapeva che tanti uomini credono nella forza del mare ed in lui. Così prese la lettera e allungando la mano verso il cielo, chiese a Dio di far avvicinare un angelo. Dalle nuvole bianche apparve una mano, la mano di uomo forte, vigoroso e giusto. Nettuno porse la lettera con fiducia a quella mano e la strinse forte, sentendone il calore arrivargli fino al cuore. Dio prese la lettera e la porse all’uomo….che stava al suo fianco……
La favola finisce qua. E’ una storia vera arricchita di un po’ di fantasia perché la speranza non deve morire mai nel cuore degli uomini
ARMANDO@tutti i diritti sono riservati dell'autore
DA "I Raccondti del Mare" di Armando
Il pescatore di sogni
Di pochi uomini il mare conserva un buon ricordo. Di poche anime ne sente il respiro. Di pochi cuori ne ascolta il battito. Come gli uomini che parlano ai cavalli,così i pescatori di sogni parlano all’acqua; che non è come parlare al vento.
I pescatori di sogni raccolgono dalle onde leggere i respiri di un amore,dagli anfratti scogliosi colgono immagini lontane di vita che si rinnova onda dopo onda,dalla sabbia fina e leggera,che basta un po’ di vento per farla volare,i pescatori di sogni prendono le orme dimenticate e le riportano in vita. Ascoltano l’eco delle voci dei bambini ed il rumore silenzioso dei loro castelli sgretolati. I pescatori di sogni non hanno bisogno di alcun tempo per recarsi al mare,il mare vive in loro. Basta chiudere gli occhi,per un pescatore di sogni,per sentire il profumo della vita in continuo movimento,il rumore leggero delle onde che scivolano alla riva,dei cavalloni che si infrangono schiumeggianti alle scogliere e ridere,sorridere,ricordando di quando sono stati bambini…..
Si narra di uomo che, avendo scelto il mare per amico,confidava a lui ogni cosa. Un amore,un desiderio,un dolore grande e insopportabile,una gioia infinita da riuscire a tenerla chiusa in petto.
Fin da bambino viveva con il mare dentro al cuore. Gli bastava vederlo per sentirsi felice. Passava ore e ore a guardare il movimento lento,continuo,perenne delle acque bagnanti la riva che,come per magia, si ritiravano lentamente e ritornavano,si ritiravano e ritornano sempre,per sempre….
Da bambino,quando andava al mare,passava le sue giornate in acqua incurante dei richiami della mamma. Il suo sport preferito era raccogliere vongole. Era bellissimo. Stava tre o quattro ore filate a pescare. Con le pinne scostava la sabbia e poi,d’incanto,ecco apparire tanti piccoli lembi bianco-grigi che sembravano innumerevoli occhi che fissavano:erano le vongole;un gran respiro e giù a prenderle. Era bellissimo affondare le mani nella sabbia morbida ed uscire coi pugni pieni di conchiglie. Ogni tanto qualcuna pizzicava oppure qualche granchietto nascosto,dava un morso con le chele aguzze ma era poca cosa al confronto della gioia provata ad ogni risalita.
Il mare era generoso con il suo amico. Gli donava le preziose conchiglie in abbondanza,sapeva di farlo felice. Man mano che cresceva imparò tutti i segreti della pesca senza mai abusare nell’approvvigionamento di quei doni. Il bambino cresceva e l’uomo pian piano si allontanava dal tempo dei giochi,delle corse sulla sabbia e dei castelli con i suoi canali,i ponti,le gallerie,franate rovinosamente come i sogni della vita,i sogni che poi,domani,sarebbe andato a ricercare…..
E trovò il suo primo amore,una sera,seduto alla riva;e trovò gli occhi dimenticati di suo padre,seduto alla scogliera;e trovò le carezze da bambino,di sua madre e la voce calda,lo sguardo dolce della nonna e il suo migliore amico,andato via in un mattino d’estate,sotto il sole,senza nemmeno una parola,un saluto.
Quante birre hanno bevuto assieme,il mare non lo ricorda più. Ubriachi di bottiglie vuote giocavano poi coi tappi stanchi di essere girati,rotolati fra le dita e poi,finalmente,lanciati via. Il mare,fedele,li riportava indietro.
Il pescatore di sogni lanciava la sua lenza e aspettava paziente,non il pesce,ma lo scorrere del tempo.L’esca,erano i suoi pensieri che,attirati dall’odore forte del mare,si tuffavano nelle acque fresche alla ricerca non di prede,ma di soluzioni,di intuizioni,di promesse dimenticate da portare a termine,di un momento di pace,di refrigerio,di conforto per la sua anima.
Il pescatore di sogni parlava al mare che gli rispondeva;bisbigliava la sua voce fra le onde e urlava il disappunto o il suo consenso attraverso i fischi dei gabbiani.
Il pescatore di sogni credeva che per ogni stella caduta in mare,un’anima si reincarnava nel corpo di un uomo e allora chissà,se quella notte,in cui le stelle caddero a decine,il suo amico non tornò a vivere chissà dove…..e magari un giorno,chissà,si sarebbero incontrati ancora e il mare,glielo lasciò credere.
Si dice che il mare all’orizzonte si unisce al cielo ma gli uomini ormai,non ci credono più.
Solo il pescatore di sogni conosce la verità,gliel’ha detta il mare una sera che pioveva forte,La pioggia batteva sui vetri dell’auto,i fari illuminavano la scogliera e il fumo della sigaretta si spegneva appena usciva dal finestrino semichiuso.
Le gocce rimbalzavano sul mare come ballerini all’opera,ballavano una danza antica come il mondo e una musica si sollevava adagio nell’aria. Il bisbiglio delle onde si trasformò in una voce calda,lenta,forte:
“Questa sera ti confido un segreto,amico mio,allontana i tuoi pensieri e ascoltami. La leggenda è vera;il mare all’orizzonte si unisce con il cielo. Il mondo è una palla gigantesca e il cielo altro non è che il mare alto;il mare altro non è che il cielo basso.
Gli uomini non possono saperlo questo segreto,tienilo per te. Gli uomini sono ingordi di sapere,vogliono scoprire sempre mondi nuovi. Guai se il segreto venisse svelato. Il cielo sarebbe invaso da loro,sporcato dai rifiuti,avvelenato dagli scarichi,contaminato dall’odio e dalla sete di potere e non potrebbe più rigenerare il mare,che ancora è vivo grazie a questo mutamento continuo,a questo rotolare insieme invisibile delle acque
e delle nuvole.”
Quando il pescatore di sogni si risvegliò,dentro l’auto,la pioggia era cessata. Il mare si era calmato. Sparse,sui sedili,stavano tre anzi,quattro bottiglie ma……mancavano i tappi……… allora forse……... è stato tutto vero……
AUTORE:ARMANDO