postato da Katherjne alle ore 14:03 lunedì, 14 gennaio 2008




Un pittore non disegna il posto in cui si trova. Ma osservando il suo quadro, io conosco la sua posizione rispetto alle cose disegnate. … Secondo la concezione della vita umana espressa negli atti e nelle parole di un uomo, io so (…) se egli guarda questa vita da un punto situato quaggiù o dall’alto del cielo. … Il Vangelo contiene una concezione della vita
Umana, non una teologia. Se di notte all’aperto, accendo una torcia elettrica, non è guardando la lampadina che ne giudico la potenza, ma guardando la quantità di oggetti illuminati. … Il valore di una forma di vita religiosa, o più in generale spirituale, lo si valuta in base all’illuminazione proiettata sulle cose di quaggiù. Le cose carnali sono il criterio delle cose spirituali. … Solo le cose spirituali hanno valore, ma le cose carnali sono le uniche ad avere un’esistenza constatabile. Quindi il valore delle prime è constatabile solo come illuminazione proiettata sulle seconde. (Q IV 185)


postato da soffio alle ore 11:00 martedì, 27 marzo 2007

 

Catia vendeva parole agli angoli della vita, viveva in una monofavola, ma l’aveva arredata con sogni tali che sembrava piena di stanze.
Istanze, domande, quesiti, dubbi, in una sola parola, meraviglia.
Ospitava mille sogni e affidava all’istinto il benvenuto. Le sue cose erano le stesse che appartenevano a chiunque avesse incrociato la sua strada.
Agli angoli di quella strada vendeva parole. Il prezzo era dettaglio effimero. Chiedeva il pagamento di uno sguardo, di un sorriso, di una castagna, di una monetina, di una lacrima. Qualsiasi cosa l’avrebbe ripagata. Solo l’indifferenza l’avrebbe ferita. Ma anche di ogni ferita avrebbe fatto tesoro, utilizzandola per passarci gli spiccioli di cinismo che di tanto in tanto doveva incassare, suo malgrado.
In omaggio, con i suoi fogli disegnati, dava cartocci di appunti con i quali disegnava nuove parole. Catia era ragazza minuta, “come un giro di orologio” avrebbe detto Rob, suo amico di qualche quando.
E ne aveva molta di vita alle spalle. Nel petto, che nascondeva in un maglione di lana affettuosa, aveva inciso il nome di ogni amore che le aveva fatto vibrare l’anima e sudare la carne.
Le favole vivono di parole. Lei lo sapeva. Le favole danno asilo agli orchi e alle fate. Fuori dalle fate la convivenza non è più una storia a lieto fine.
L’amore non vive di sola retorica. Ha bisogno anche di essere gratificato e di saper godere. Aveva amato e aveva fatto all’amore. Due facce di una medaglia spesa bene ogni volta e che aveva nascosto nella sua anima di terra cotta, fragile e capace di custodire monete preziose.
La sua ricchezza era nei i suoi occhi. Con quelli vedeva il mondo, con quelli spiegava alle sue mani come colorarlo sui suoi quaderni a quadretti. Occhi marroni, come argilla bagnata e profondi come un pozzo dei desideri. Capelli neri come il buio di una notte di sensazioni irripetibili, labbra timide, nascoste spesso dai morsi di denti bianchi e coraggiosi. Le mani erano rovinate dal freddo e custodite da guanti di filo tagliati a svelare dita artistoidi.
I suoi gesti erano sempre sereni. Era magra, lo si intuiva dai suoi zigomi, si vestiva a celare ogni forma anche se si intuiva dalle sue movenze che aveva un certo suo fascino. Ma lei non se ne preoccupava, perché nessuno si sarebbe fermato a cercare poesia, foss’anche erotica, in una persona incartata da quattro stracci e all’angolo di una vita con un tetto di cartone.
"Era matta!" dicevano molti.
Lei donava disegni, qualcuno li guardava e poi li accartocciava gettandoli via. Il vento suo amico portava via le sue intuizioni, forse le cusotidiva. Lei non se ne preoccupava. Sarebbe bastato un solo gesto a giustificare quel suo istinto.
Ogni giorno sceglieva un angolo da dove rubare impressioni di vita, per raccontarli con occhi suoi a quei fogli cosi puri ed impressionabili, e che poi avrebbe donato alle persone che lei stessa avrebbe giudicato bisognose di vedere le cose con occhi diversi, per esempio i suoi.

Quel giorno al suo angolo c’era musica. C'era un megastore.
Le persone entravano a comprare cd, sembravano tutte farlo senza un’idea precisa, però uscivano felici, di nuovo senza sapere il perché. Lei li vedeva e sorrideva. "Nessuno entrava per comprare la propria musica!" Questa cosa se la segnò sul suo quaderno. “Compravano cd. Si, solo stupidi cd, dischetti di stupida plastica”.
Si accorse però nella folla di un tipo strambo. Notò che aveva la fede al dito, ma che era solo, guardava la vetrina del negozio con occhi golosi. Lo vide toccarsi la tasca, quasi a volersi sincerare che il portafoglio, almeno lui, non avrebbe tradito qualsiasi suo desiderio. Lo vide tastarsi la fede, accarezzarla. Chissà che pensieri, un circolo chiuso di considerazioni d'oro opaco. Lo vide entrare e quasi sfiorare ogni cd come se al tatto ognuno gli ritornasse una sensazione diversa. Avrebbe comprato tutto ma era costretto a scegliere. Esercizio assurdo per un’anima innamorata di musica. Nel negozio una canzone pop riempiva l’aria e drogava una istintiva voglia di ballare. Gli schermi al plasma riportavano il video della canzone. Ragazze bellissime che danzavano, sensuali, promettendo corpo e passione. Veri e propri angeli con un’arte diabolica nelle movenze. Erotismo in vendita, incartato con una confezione decente di musica per non pensare.

Don't you wish your girlfriend was hotlike me?
Don't cha wish your girlfriend was a freak likeme?
Don't cha
Don't cha
Don't cha wish your girlfriend was rawlike me?
Don't cha wish your girlfriend was fun likeme?
Don't cha *

L'uomo, candidamente rapito da quel mix di musica e immagini, teneva stretto in mano un cd e lo faceva rimbalzare sulle sue labbra a tempo di musica, con gli occhi fissi sullo schermo, e le mani nervose a cercare ogni tanto quell’anello.
Catia prese appunti e sorrise garbatamente sull'onda di certe sensazioni non esattamente allegre. Si voltò, abbandonò la vetrina e iniziò a scrivere.
Quando, dopo qualche minuto, il tipo uscì, lei lo avvicinò e gli consegnò il suo foglio, senza dire nulla, concedendosi due secondi per ripagare il suo regalo e per rubargli uno sguardo diretto.
Lui prese il foglio, la ringraziò, e si fermò per leggerlo. Lo fece a bassa voce, saltando qualche parola, ma non prima di averla di nuovo guardata in faccia.

“Solo un folle cerca di ascoltare la sua strada. E solo un poeta si accorge che quel che sente è musica.
All’angolo dove la strada incrocia la musica il poeta e il folle si ritrovano”

Sotto c'era il disegno di una chitarra elettrica abbandonata in un vicolo e corteggiata da una rosa.

L’uomo sollevò lo sguardo dal foglio.
“Grazie. È un bel regalo, davvero. Permettimi di contraccambiare”.
Catia non disse nulla. Lui frugò nel sacchetto di carta, tirandone fuori il cd appena comprato.
“Tieni, prendi! E’ tuo”.
Lo scontrino, volò via, portato dal vento con saggezza tutta sua.
Catia si morse per un attimo un dubbio poi parlò.
”Ma… sei venuto qui per comprarlo questo cd e…”
Lui non la fece continuare.
“Infatti! Ma io ora non ti sto regalando un cd, ti sto regalando della musica, e con lei tutte le emozioni che a suo tempo sono state regalate a me. Non credo che mi appartenga in fondo e vorrei potessi ascoltarla anche tu ora. Perché tu vedi oltre e, forse, senti inoltre. Del resto non sapevo se la mia scelta era quella giusta. Ora ne sono certo.
Ciao. E grazie!”
Andò via.
Catia lo salutò con un cenno silenzioso, lo seguì con lo sguardo fino a che non lo perse, quindi aprì il cd, prese il booklet e scegliendo una canzone a caso iniziò a leggere…


Gutter Ballet**

Another sleepless night
A concrete paradise
Sirens screaming in the heat
Neon cuts the eye
As the jester sighs
At the world beneath his feet

It's a gutter ballet
Just a menagerie
Still the orchestra plays
On a dark and lonely night
To a distant fading light

Balanced on their knives
Little parts of lives
Such a strange reality
Kill the unicorn
Just to have its horn
Soon he's just a fantasy

It's a gutter ballet
Just a menagerie
Still the orchestra plays
On a dark and lonely night
To a distant fading light

The jester takes his bows
Slips into the crowd
As the actors fade away
Another death to mourn
Another child is born
Another chapter in the play

It's a gutter ballet
Just a menagerie
Still the orchestra plays
On a dark and lonely night
To a distant fading light

* don't cha - pussycat dolls
** gutter ballet - savatage

Un dono del di un grande amico, Roberto M. Oggi ho bisogno di sapere chi sono e forse tra queste sue parole mi ritrovo più che mai...