postato da soffio alle ore 23:23 domenica, 29 aprile 2007

 

Ad un certo punto della Storia, qualcuno si dichiarò insoddisfatto. Della Storia, intendo dire: di come stava andando, e soprattutto del ruolo che gli era stato assegnato.
Era un personaggio di secondo piano: partecipava ad alcune azioni corali e pronunciava qualche battuta divertente, ma non aveva peso nel procedere dell'intreccio, non determinava svolte decisive, non era mai alla ribalta nei momenti che lasciavano tutti con il fiato sospeso.
Quando si trattava di salpare per un nuovo mondo, lo si vedeva appena, confuso tra la folla che si assiepava sulla banchina; quando il giovane amante si stringeva alla sua bella al chiaro di luna, lui si era già messo a letto con un noioso raffreddore. E non era giusto, sentenziava il nostro personaggio: con tanto tempo a disposizione e tante scene da recitare nei più diversi ambienti, doveva pur esserci un modo di fargli fare qualcosa di significativo.
C'erano state altre lamentele in precedenza, ma sommesse, timorose: voci di corridoio subito smorzate dall'ansia di non voler passare per uno scocciatore, per un guastafeste. Invece il nostro personaggio si esprimeva a voce alta e un po' irosa, e faceva tante storie; e le sue rivendicazioni cominciavano a lasciare il segno, a trovare eco in alcuni scontenti. Si provo' allora a contattare l'Autore, ma senza fortuna; dopo aver scritto la Storia si era ritirato in un'isola lontana, la più perfetta delle isole, dicono, l'isola della quale non se ne può sognare una migliore, e non voleva essere disturbato. Si cercò il Testo, per apportargli qualche modifica e aggiungere qualche nuova vicissitudine, ma nessuno sapeva dove fosse; anzi si mormorava che non ne esistesse più, che non fosse più scritto da nessuna parte.
Tutti sapevano che cosa fare e che cosa dire, dunque non c'era bisogno di un testo; la Storia poteva svolgersi in modo automatico, come un orologio che cammina senza sosta dopo che gli sia stata data la carica.
Si andò avanti così per un bel po', in un'atmosfera di crescente tensione: da una parte il personaggio ribelle con un gruppo sempre piu' vasto di simpatizzanti, dall'altra i molti volonterosi che si arrabattavano per trovare una soluzione.
Poi, un giorno, il personaggio ribelle si stancò di aspettare e di fare tante storie; era arrivato il momento di agire, di compiere una scelta coraggiosa. Così, la prossima volta che una caravella stava per salpare per un nuovo mondo, mentre il capitano sulla tolda agitava la mano per salutare la folla, lui si staccò da quella folla, misurò a larghi passi la distanza che lo separava dal bastimento, si arrampicò con grande energia sulla scaletta di corda, piazzò una scopa nelle mani del capitano e con uno spintone lo mandò a far pulizia sottocoperta, e si mise ad agitare la mano al suo posto, mentre la nave si allontanava verso l'ignoto.
Di lui, da quel giorno, si sa poco, ma il suo gesto è rimasto per sempre impresso nella Storia. Che peraltro, da quel Giorno e da quel Gesto, è finita, perché i molti simpatizzanti del ribelle ne hanno imitato l'esempio e si sono messi a fare scelte d'ogni genere - sorprendenti, arbitrarie e spesso insensate. Oggi dunque ci sono tante storie, tanti gesti, tanti testi e tanti autori, tutti rigorosamente con l'iniziale minuscola, e, se qualcuno si prende troppo sul serio e si propone come Autore, altri sorridendo gli raccontano la Storia (o, come la chiamano adesso, la Storiella) e gli spiegano com'è andata a finire: come basti un niente per uscire dalla folla e misurare a larghi passi la distanza dal proprio destino.
Con l'accento su "proprio", e non su "destino".

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categoria : favole
postato da soffio alle ore 02:15 martedì, 03 aprile 2007

Una sera di settembre

Andare, partire, lanciarsi e scivolare in compagnia del vento, con le montagne e il sole negli occhi, con qualche piacevole lama di gelo a filtrare dal finestrino aperto. Scaldò bene il motore e partì.
Non era solo quel giorno lei era lì seduta al suo fianco, una bella donna sulla quale il tempo non aveva avuto potere alcuno. Una donna placida, matura, sicura del suo fascino e capace di trasmettere tutto ciò attraverso la sua voce.
Lei: -Mi piace sederti accanto, mentre guidi- le disse con lo sguardo fisso sulla strada.
Mauro se ne stava zitto, non conosceva quel terrore che invadeva la sua mente, sentiva le vene pulsare e il sangue raggelarsi, sentiva il suono sordo del suo cuore, aveva paura
Lei:- Spero di non averti spaventato... quando ti ho visto passare non ho saputo resistere alla tentazione di venire con te. Il mio lavoro l'avevo finito, ormai, ed avevo ed ho un po' di tempo prima del prossimo appuntamento. -
Mauro:- Ha fatto bene. - dichiarò, e si sentì molto stupido
- Grazie. - disse lei. - La tua macchina è anche molto comoda. -Mauro non sapeva cosa dire. Quello che gli stava succedendo non era vero, non poteva esserlo. Doveva avere preso un colpo di freddo. Forse una cosa grave, per procurargli una simile allucinazione...
Lei:- Beh, se è grave, non lo è al punto da richiedere la mia presenza. Ho ancora un po' di tempo libero, ma se ti spavento posso andarmene subito, se vuoi. -
Mauro:- Non sono proprio a mio agio, per la verità. -
Lei:- Ti stai chiedendo quanto tempo dovrà passare prima che il nostro appuntamento diventi una realtà compiuta -
Mauro:- Lei sa leggere nel pensiero? -
Lei:- Puoi darmi del tu. Mi hai portato a spasso no? -
Mauro:- Sai leggere nel pensiero? -
Lei:- Che importanza ha?Non occorre leggerti nel pensiero per sapere che stai pensando se anche a te toccherà su un'automobile, piuttosto che in un letto. Certo preferiresti che non capitasse con la macchina, forse per non dover distruggere un tuo gioiello.
E' solo che hai paura delle tue paure. Vorrei aiutarti ad esorcizzarle. Alla fine me ne potrò andare...
Mauro:-Chissà se anche la Morte ha le paure- cominciò a pensare.
Lei:- Non essere irrispettoso! - lo rimproverò bonariamente, e lui si convinse che poteva davvero leggere nel pensiero.
Lei:-dimmi una tua paura!-
Mauro: - Basta così poco! Un attimo di distrazione,ed arrivi tu. Tutto è già scritto. Il nostro appuntamento con te è già fissato, è ineluttabile… Oppure è in nostro potere rimandare l'incontro ad un momento più lontano? - chiese Mauro accoratamente, cercando una risposta che fosse una via d'uscita dal castello di dubbi nel quale a volte si accorgeva di essere rinchiuso.
Lei: - Hai troppo ben presente la favola del soldato di Samarcanda! Puoi immaginare quanto io ami un’ipotesi tanto affascinante ed arguta, ma non è così: io arrivo, quando è giunto il momento, mai prima! Siete voi uomini che a volte, comportandovi da pazzi, arrivate in anticipo agli appuntamenti, mettendomi fretta e costringendomi a correre.
Mauro:- Ma sta scritto? -
Lei allargò le braccia, e sembrò stringersi nelle spalle.
- Sta scritto che io arrivi sempre, non, quando io debba arrivare. Però sta scritto che io arrivi, quando devo arrivare. –
Mauro:- Sapevo che mi avresti risposto così... Né prima, né dopo.-
Mauro restò muto.
Lei:- C'è il senso di libertà. Ci sono le strade dei boschi e dei monti e quelle della riva dei laghi e dei fiumi. Il piacere di guidare "davvero"... eppur dominabili, della guida. -
Mauro:- C'è da dimenticarsi la paura, no? –
Lei:- No. L'hai cercata, la paura! Andavi a più di duecento cercavi l'emozione forte, ed era una strada provinciale. Stretta, strettissima a quella velocità... e così corta!
Mauro: -una emozione violenta, e la paura era il suo condimento. Ma tu li conosci da sempre, dall'alba dei tempi... -
Lei:- Dimmeli tu... è tanto tempo che non ci penso più. Forse me ne sono scordata.
Mauro:-Ogni bosco ha un profumo diverso, e questo profumo cambia, se lo respiri di mattino, piuttosto che a metà del giorno o al tramonto. E poi cambia ancora al variare della notte... e dopo una notte a sfrecciare sulle strade di campagna respiri fragranze che ti allargano i polmoni e la mente... –
Lei: - E dov'è la paura? –
- Mah! - ammise Mauro, dopo averci pensato su un po'.
-Forse non è davvero paura, quella di volare via insieme alle foglie e di perdersi nei boschi dell'autunno... Forse non c'è paura di finire tra alberi e cespugli. O forse non è il momento di pensarci, o il caso di continuare a farlo. –
Lei:- E' così. Alla fine le paure sono consumate, sbiadite, ridotte. E ti resta così tanto in cambio! -
Mauro:- Davvero? -
Lei:- Tu lo senti. Io mi porto via le tue paure, ed il piacere di tutte le cose belle che mi hai raccontato. Continua a goderne.Continua!-
Mauro- Con minor paura? -
Lei- Sì, o No. Non importa, se continui a goderne. Con prudenza, se vuoi... perchè lo devi? -
Mauro restò in silenzio, fissando la Signora, che se ne stava ancora seduta, rilassata, con il vestito che ondeggiavano con grazia, e compostamente, al soffio del vento dell’autunno
Lei:- Ti saluto, ora. E' tempo che io vada. –
Mauro:- Arrivederci –
Riprese la sua corsa. Si sentiva più tranquillo mentre l’orizzonte sfumava davanti i suoi occhi…
Mauro incontro la morte una sera di Settembre su una strada provinciale mentre ascoltava The End dei Doors

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categoria : ricordi