Frammenti di un discorso amoroso - Barthes Roland
Un vocabolario che comincia con un "abbraccio" e prosegue con "cuore", "dedica", "incontro", "notte", e "piangere" in cui Barthes interviene con il suo sottile ingegno di linguista a collezionare tutti questi discorsi spuri in un unico soliloquio. Per il grande pensatore francese l'amore è un discorso sconvolgente ed egli lo ripercorre attraverso un glossario dove recupera i momenti della "sentimentalità", opposta alla "sessualità", traendoli dalla letteratura occidentale, da Platone a Goethe, dai mistici a Stendhal. Si realizza così un repertorio suffragato da calzanti riferimenti letterari e da obbligati riferimenti psicanalitici sul lessico in uso nell'iniziazione amorosa.
L'attesa
Un mandarino era innamorato di una cortigiana. "Sarò vostra, - disse lei - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra". Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se ne andò.
(da "Frammenti di un discorso amoroso" di Roland Barthes)
Rimetto a ognuno di voi dare un senso a questa breve ma significativa storia.
Non conoscevo questa storia, stasera mi è stata citata e incuriosita ne sono andata alla ricerca, credo che prenderò il libro dal quale è tratta.
Girando per il web ne ho trovate molte versioni riscritte sulle righe dell’originale, ne riporto quello che mi sembra più completa…Buona lettura.
La notte del soldato
di Nino Mirone http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-1144
C'era una volta un Re, che regnava nilla parte della Sicilia. Era molto buono è amato dai suoi popolani, cà l'adoravano, quasi fossi un dio. - Questo Re, aviva una figlia, che di nome faciva: Gelinda. Era molto bella, lunghi capilli biondi l'attraversavano nel suo viso splendido e giovine, gli occhi parivano rifletteri, i colori del mari e del cielo, e l'universo criato si specchiava, dintra di lei.
La giovine principessa Gelinda, faciva impazzire i cuori e le teste di principi, nobili, cortigiani e di chiunque la vedessi, aviva un nobile aspetto, che ligato alla sua billizza, ne faciva quasi un angelo sceso dal paradiso, per dare gioia ai cuori degli uomini. - Il Re, che aviva a cori le sorti della figlia, sia per scanto di rapimento, sia pirchì tiniva a trovare un marito nobile e potenti, da dare in sposo alla figlia, ordinò che un soldato doviva stare sempre di guardia alla sua porta, di notte, in modo tale da essri sicuro di non aviri brutte soprprese.
Fra questi suldati, che si alternavano alla sicurezza della principessa, c'è n'era uno che si era innamurato follemente di lei, era da una parte cuntento di stare vicino alla sua Gelinda, proteggendola durante il suo sonno, ma allo stisso tempo, impazziva per non poergli parlari e dichiarare il suo amore, in quanto lui, come umili soldato, nenache dell'anticamero del cervello potiva pensare di parlare con la principessa.
Più passava il tempo, e più il suo amore per la sua Gelinda cresceva, era arrivato a un punto che non riusciva più a esseri prisenti nel suo lavoro. - La sua testa, era impignata sempre su di lei, e incominciava a capire cà così nun potiva andare avanti, pena l'allontanamento della guardia, cosa che lui non voliva mancu pensare. - Allora, un giorno presi coraggio, e quando la principessa Gelinda entrò nella sua stanza, lui la seguì ed entrò macari lui.
"Principessa Gelinda, dissi. Io, le devo confessare il mio amore per lei; so cà sono un umile soldato, ma la mia umiltà di soldato è niente per l'amore che provo per lei. Non chiedo nulla, non posso pinsari che, una principessa si innamori di uno come a mia, ma la prego di credermi che le poche parole che riesco a dire, per l'emozione, parlano del mio cuore e dell'amore perdutamente perso di lei".
Mentri parlava, gli occhi gli lacrimavano per la gioia e la cuntintizza di fare quello che stava facendo, non gli pariva vero! - La principessa, che durante queste parole, era rimasta ferma nel centro della stanza, parvi colpita per l'audacia di quel soldato, e per la sua franchezza e per il suo coraggio, sapendo che se lei parlava a suo padre, poco poco, il poviro soldato finiva arrosto, o peggio infilzato. Colpita, da così tanta audacia e sincerità, la principessa allora dissi al soldato:
"Se saprai aspettare, cento giorni e cento notti, sotto la mia finestra senza muoverti mai, io alla fine del centesimo giorno l'aprirò, e alla fine io sarò tua".
Al poviro soldato, quelle parole non sembrarono vere, ma come dissi, io un povero soldato, gli viene data la possibilità di essere di una principessa? - Da allora, il soldato si misi sotto la finestra della principessa, e non mossi più.
Passavano i giorni, e il poviro soldato sutta l'acqua e il vento, bagnato fradicio, stava li, con gli occhi incollati alla finestra, cà era sempre chiusa. La fami incominciava a farsi sintiri, la siti gli asciugava la gola e le sue labbra, erano divintati viola e increspati. - Passarono i mesi, il poviro soldato era quasi allo stremo delle forze; dimagrito, smunto come un limoni sicco, gli occhi non avivano manco più una lacrima per bagnarli, erano divintati niuri e sicchi; il viso era pallido e pelle e ossa; il suo cori batteva così piano cà non era quasi più sicuro dell'amore cà prima di quei giorni aviva confessato alla principessa; non aviva neanche la forza di alzarsi in piedi, le sue gambe non lo riggivano quasi più.
Alla novantanovesima notte, quannu oramai, macava poco al traguardo, a essere della sua Gelinda, magro com'era e debole come un fruscello, il soldato cercò tutte le sue forze, si alzò in piedi, e se ne andò via.