postato da soffio alle ore 17:30 domenica, 22 ottobre 2006



Vincent van Gogh 1853-1890

Cuore perduto

Dove c’è il cuore c’è anche la mente seppur stanno in due posti separati e delimitati da una sottile striscia di confine.
Demetrio portava nella tasca sinistra dei suoi pantaloni il cuore ed in quella destra la mente. Annalisa invece che aveva soltanto una tasca sulla parte posteriore dei suoi jeans portava il cuore e la mente insieme.
Un bel connubbio direte voi? Ma quale dei due avrà fatto la cosa migliore? Demetrio o Annalisa? Premettiamo che i due ragazzi si conoscono perché entrambi partono dallo stesso quartiere ogni mattina ed abitano nello stesso palazzo e sullo stesso piano.
Demetrio, come ogni mattina prendeva la metropolitana per recarsi in ufficio e Annalisa, operaia in una fabbrica, si recava al lavoro in bicicletta.
Il treno sul quale viaggiava il ragazzo partì bruscamente e si fermò di colpo. Poi ripartì più speditamente e di scatto. Ma nessuna paura perché era soltanto un sovraccaricamento di energia della linea elettrica, normale amministrazione. Demetrio a causa dei forti scossoni lasciò cadere sul pavimento della carrozza il suo pc portatile e il giornale e sbadatamente schiacciò il piede ad una signora seduta accanto senza non poche riprovevoli dimostrazioni di seccatura.
Il treno arrivò a destinazione e Demetrio scese e si avviò verso l’uscita della stazione e si accorse di aver perso il cuore che stava nella sua tasca sinistra. Pensò che forse glielo avevano rubato con tutta la gente che ogni giorno sale sulla metro è probabile un fatto simile e chissà perché il pensiero corse subito alla signora alla quale aveva pestato un piede.
Annalisa arriva trafelata in fabbrica, ma sempre puntuale come ogni mattina e stretti nella sua tasca posteriore teneva il suo bel cuore e la sua bella mente, gelosamente custoditi. La tasca dei suoi pantaloni era piccola e sicura ed in essa la ragazza poneva tutte le cose più piccole senza mai perderne una. Insicura e casinista, Annalisa non aveva le idee chiare su Demetrio. Non sapeva se era meglio un uovo oggi o una gallina domani. Confondeva le letture di Leopardi con quelle di Pascoli. Quale dei due era il più triste? Non sapeva se erano le mani o gli occhi di Demetrio a piacerle di più. Oppure la sua voce. Un gran casino insomma ma tutto questo perché portava in una sola tasca il cuore e la mente insieme. Ma in fondo quel caos a lei andava bene, le piaceva da morire.
Demetrio quel giorno perse il cuore sulla metro e Annalisa se ne accorse molto dopo però. Demetrio da quel giorno iniziò a non guardare più negli occhi i suoi amici e quando incontrava Annalisa lungo le scale del palazzo o sul pianerottolo non aveva il coraggio di parlarle. Nemmeno per rivolgere lei un saluto. Demetrio aveva un livello culturale molto alto, intelligente e moralmente corretto. Conosceva tantissime cose: scienze, storia, geografia, era laureato in economia e commercio e amava viaggiare. Ma qualcosa in lui non andava e non capiva o non voleva capire ciò che capiva. Non capiva perché gli uomini si amano e si odiano. Sapeva molte cose a memoria comunque. E non si preoccupava poi tanto del resto perché – pensava – in fondo è la mente che conta. In fondo nella vita del cuore si può anche farne a meno.
Quando Annalisa capì che quel ragazzo che sapeva raccontare tante cose, aveva perso il cuore, non si scompose. Si emozionò moltissimo e subito dopo pensò che avrebbe potuto aiutarlo e contemporaneamente a quel pensiero si mise a piangere e subito dopo sorrise. E subito dopo ripensò di nuovo. Annalisa era confusa ma sapeva benissimo cosa fare del ragazzo che abitava nell’appartamento vicino e non lo sapeva per niente allo stesso tempo. Il cuore le batteva forte e la testa a “voce” alta le diceva le cose.
Demetrio però non la guardava più negli occhi. Parlava soltanto dei suoi viaggi e del suo lavoro. Stava diventando un uomo e i pensieri andavano oltre.
Cosi Annalisa si accorse a poco a poco che le emozioni nei confronti di lui cambiavano. Non era più tanto interessante Demetrio. Non era pù tanto interessante quel che diceva e in fondo un ragazzo che quando ti parla tiene le braccia conserte non è poi cosi emozionante.
Passarono mesi e mesi e i due ragazzi un giorno decisero di iscriversi ad un corso di pittura organizzato dal comune.
Un giorno, proprio durante l’ora di storia dell’arte, mentre Demetrio sfogliava con distrazione le pagine del libro di testo, Annalisa si fermò di colpo ed entrò con tutta se stessa in un quado di Van Gogh. Prima lentamente cercando di ricordare in quale periodo il pittore olandese aveva prodotto quel capolavoro. Le tecniche usate dall’artista e in quale museo avrebbe potuto ammirare quell’opera d’arte cosi famosa.
Poi sempre più con tutta se stessa dentro a quei colori, a nuotare tra le armonie di giallo e di verde, di arancio e di blu ino a sparire dentro a quel piccolissimo ma grande circoletto azzurro.
Vieni! Alla ragazza veniva voglia di gridare a Demetrio. Vieni! Ti do un’ultima occasione. Il cuore batteva fortissimo, cosi forte che le parole di lui – astratto, Van Gogh, periodo rosa, millenovecentoquindici, oggi costerebbe tot miliardi… - diventavano sempre più sfumate.
Annalisa stava accorgendosi che lo avrebbe perso per sempre.
La ragazza aprì meglio gli occhi. E’ l’ultima occasione, pensò e si tuffò ancora più dentro a quel quadro pieno di colori.
Fu lì che trovò il cuore del ragazzo. E glielo restituì, con semplicità d’animo. Un po’ pensando, un po’ sospirando e un po’ analizzando e un po’ piangendo. Un po’ ridendo.
Demetrio tornò a parlare di ogni cosa guardandola negli occhi e passandosi il viso con la mano. I due tornarono a casa nei rispettivi appartamenti e le loro giornate furono da quel momento più ricche e più luminose.
Chissà com’era finito là, quel cuore perso sull’autobus. O forse quel cuore non fu mai ritrovato e fu proprio lei, Annalisa un po’ soffrendo, un po’ pensando, un po’ vivendo a regalargliene un pezzo del suo.

Autore: Fante di cuori, lo potete trovare qui areadigitale.splinder.com


postato da soffio alle ore 21:17 mercoledì, 11 ottobre 2006




IL PARADISO
(leggenda celtica)


Un uomo, il suo cavallo e il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali; il cammino era molto lungo, dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati.
A una curva della strada videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva ad una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno”, rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo,tanto bello?”
“E’ il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo,abbiamo tanta sete!”
“Puoi entrare e bere a volontà”
“Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete”
“Mi dispiace molto”, disse il guardiano, ”ma qui non è permessa l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta,fiancheggiato da alberi. All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno col capo.
“Io, il mio cavallo e il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’è una fonte tra quei massi”disse l’uomo e, indicando il luogo,aggiunse: ”Potete bere a volontà”.
L’uomo, il cavallo e il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare. ”Tornate quando volete”rispose l’uomo.
“A proposito, come si chiama questo posto?”
“Cielo”
“Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!”
“Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso. ”Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa gravi confusioni!!”
“Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici”.