L'ORIGINE DEL SILENZIO
Tratto da: Gerolamo Bottoni, Pietro Gobbi "Sul Limitare del Latino", settembre 1940
I poeti, tutti beatamente assorti nella contemplazione del volto bello e sorridente di Dio, che spartiva dall'alto del suo trono la Terra agli uomini, non s'erano punto curati di chiedergli la loro parte. Poveri poeti! Erano rimasti, così, a mani vuote e, ormai, non avevano più nulla da sperare. Con l'armonia dei cieli negli orecchi, colla visione gioiosa dell'Onnipotente negli occhi, discesero, piano piano, rassegnati, ma tristi, sulla terra.
Chi visse sulle rive del mare risonante; chi contemplò, a lungo, la luna dalle bianche ali; chi guardò l'immensa legione delle stelle scherzare, gioiosamente, nell'etere immenso, e chi s'accovacciò, ravvolto nel manto della notte, ad ascoltare la voce dell'ombre parlanti, dolcemente, per bocca dell'usignolo. Ma tutti provavano un dolore immenso e avevano il cuore pieno di cose inesprimibili, il cervello gonfio di fantasmi, che, invano, cercavano la loro via e la loro vita.
Iddio guardava, di tanto in tanto, i dolenti poeti pietosamente, pensando come meglio ricompensarli del danno patito. Ma, un dì, sorrise amabilmente e, a gran voce, li chiamò ai piedi del suo trono. Una schiera sottile di gente, col viso smunto, cogli occhi infossati, lucidi, coperta di polvere e di luce, s'inginocchiò, di botto dinanzi a Lui, in trepida attesa. Ed ecco, il Signore, con un gesto largo e solenne, far loro un dono divino: il silenzio; ed ecco, i poeti, a poco a poco, sorridere, poi ridere gioiosamente; ecco le lor guancie emaciate diventar latte e sangue; gli occhi infossati e lucidi acquistar, progressivamente, la tranquillità e la serenità dei cieli e la polvere, di cui erano coperti, alzarsi e diventare nimbo luminoso intorno alle teste.
I poeti erano felici! Ridiscesi sulla terra, sentirono uscire dal silenzio i loro canti inespressi; prendere libertà e vita i fantasmi prigionieri, fino allora, del cervello, pullulare sulle labbra le più magiche parole. Dal silenzio, essi sentirono esalare, all'intorno, la passione dell'eternità e fu, dovunque, una melodia immensa, simile ad una fragrante leggenda.