postato da soffio alle ore 01:44 giovedì, 30 dicembre 2004

Il punto interrogativo

C'era una volta un punto
interrogativo, un grande curiosone
con un solo ricciolone,
che faceva domande
a tutte le persone,
e se la risposta
non era quella giusta
sventolava il suo ricciolo
come una frusta.
Agli esami fu messo
in fondo a un problema
così complicato
che nessuno trovò il risultato.
Il poveretto, che
di cuore non era cattivo,
diventò per il rimorso
un punto esclamativo.


- Gianni Rodari






















postato da soffio alle ore 23:50 lunedì, 20 dicembre 2004

Le leggenda della stella di Natale

Era la vigilia di Natale, in fondo alla cappella , Lola, una piccola messicana, in lacrime pregava:

" Per favore Dio mio, aiutami! Come protrò dimostrare al bambino Gesù che lo amo? non ho niente, neanche un fiore da mettere a piedi del suo presepe "

D'un colpo apparve una bellissima luce e Lola vide apparire accanto a lei il suo angelo custode.

" Gesù sa che lo ami, Lola, lui sa quello che fai per gli altri. Raccogli solo qualche fiore sul bordo della strada e portalo qui." disse l'angelo.

"Ma sono delle cattive erbe, quelle che si trovano sul bordo della strada" rispose la bambina.

" Non sono erbe cattive, sono solo piante che l'uomo non ha ancora scoperto quello che Dio desidera farne. " disse l'angelo con un sorriso .

Lola uscì e qualche minuto più tardi entrò nella cappella con in braccio un mazzo di verdure che depositò con rispetto davanti al presepe in mezzo ai fiori che gli altri abitanti del villaggio avevano portato.

Poco dopo nella cappella si senti un breve sussurro, le erbe cattive portate da Lola si erano trasformate in bellissimi fiori rossi, rosso fuoco.

Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate " Flores de la Noce Buena ", fiori della Santa Notte.

Nel 1825, Joël Poinsett, ambasciatore Americano in Messico, riportò in America semi di stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo.

postato da soffio alle ore 22:07 domenica, 12 dicembre 2004

Da "I Racconti del Mare" di Armando

La Ragazza che sognava il mare

 

Questa è una storia che ha dell'incredibile.

Racconta del mare che un giorno, d'improvviso, si scoprì innamorato.

Innamorato di una ragazza della quale aveva visto il viso, l'ombra del suo corpo riflessa nel cielo.

Di lei aveva chiesto al vento di portarle il profumo e donarle, allo stesso modo, il respiro del suo; e fu così.

E' malinconico il mare, quando pensa e racconta questa storia.

Dalle sue onde scivolano leggere, gocce di lacrime sulle scogliere che nessuno riesce a vedere, perchè miste all'acqua e salte anch'esse. Rimpiange, avvolte, la sua natura e la sua essenza, il suo essere materia sì in movimento ma, di non possedere un corpo, un viso. Ricorre allora, per lenire il suo tormento, alla sua saggezza ed alla quiete lenta del suo movimento che da sempre, ha placato i cuori, per trovare pace anch'esso. E così, nella consapevolezza ritrovata, ricorda di essere dimora per le creature che vivono in lui. Sente i canti ed i gemiti muti dei pesci, che scivolano leggeri e felici, le carezze delle scogliere e dei loro fiori e delle alghe e dei frutti al suo passare; ascolta ancora i sospiri degli amanti e gioca a nascondino con le loro impronte rubate alla sabbia e il suo cuore, finalmente si placa.

 

Un giorno il mare, che calmo e azzurro scivolava leggero fra le rive, udì una voce delicata che, lontano, cantava deliziosamente. Raccontava del suo desiderio di essere delfino e balzare fra le onde, o gabbiano e volare alto nel cielo e rispecchiarsi nelle acque; nave controcorrente oppure onda che sulla spiaggia, rccoglieva conchiglie per conservarle come preziosi tesori.

Rimase incantato,da così tanta dolcezza e da quelle parole soavi.

Scrutò il cielo e vide riflessa un immagine dai contorni sbiaditi,ora esili e graxili,con lunghi capelli scomposti,ora più chiare,definite,come un corpo robusto che si muoveva però leggero tra rocce e fiori su monti innevati.Qualunque cosa fosse ne rimase colpito dalla grazia,dalla leggerezza dei movimenti e dal suo canto.

Si innamorò subito.Fu il classico colpo di fulmine tanto decantato dagli uomini.

Per tutta la notte non fece altro che immaginarla lì con lui:come sirena ammaliatrice seduta su uno scoglio a cantare,come nave imponente che lo solcava,come gabbiano veloce che in lui si specchiava e le sue acque si agitarono,si mossero a ritmi confusi come per abbracciarla,per coccolarla,per stringerla morbosamente a sè.Al mattino,al levar del sole,anche il mare smise di sognare.Era un giorno d'estate.Il sole batteva forte e si rifletteva sull'acqua creando giochi di luci argentati.

Milioni di persone cercavano refrigerio,in ogni luogo,fra le sue acque fresche.In ognuna il mare cercava il viso di lei,il suo corpo,il suo profumo.Niente.Non c'era nulla che neppure la ricordasse.

Come ogni amante deluso,cominciò allora

 ad agitarsi,ad infuriarsi ed anche il cielo,riflesso in lui,cambiò umore.Così mentre nuvole minacciose si addensavano onde alte s'innalzavano,s'increspavano fra loro mettendo in fuga i bagnanti.

Per settimane il mare e il cielo,all'unisono,restarono immutati.Sembrava inverno.I metereologi non riuscivano a spiegarsi lo strano fenomeno e brancolavano nel buio,ipotizzando repentini cambiamenti puntualmente smentiti.

Un giorno il vento,stanco di soffiare,raccolse il canto di Luisa,così si chiamava la ragazza,che intanto passeggiava fra i suoi monti e lo portò al mare.

D'improvviso,il gigante si calmò.Le onde si abbassarono e,magicamente,scivolarono lente e leggere alla riva.Anche il cielo,improvvisamente,mutò assumendo il colore e la serenità del mare.Le nubi si diradarono fino a scomparire.La pace,era tornata al cuore del mare.

 

 

Si narra che nei giorni in cui il mare infuria,egli perde la consapevolezza del suo essere e della sua essenza,del bene che gli viene donato dal cuore di lei e che la passione,irrefrenata e irrazionale,rovini ciò che è stato il dono più prezioso;

l 'Essenza dell'Amore!

ARMANDO@ tutti i diritti riservati dell'autore

postato da soffio alle ore 13:39 martedì, 07 dicembre 2004

CAVALLO ALTO INNAMORATO (storia indiana)

 

....Vi dirò che a quei tempi non era facile ottenere una ragazza, quando un giovane voleva sposarsi. A volte bisognava faticare molto, e sopportare molte difficoltà. Supponiamo che io sia un giovane e abbia visto una ragazza che mi pare tanto bella da farmi sentire male ogni volta che penso a lei.
Non posso abbordarla direttamente e dirle come stanno le cose e poi sposarla se accetta. Solo per poter parlare con lei, debbo servirmi di molti sotterfugi, e una volta che sono riuscito a parlare con lei, non è che l'inizio.

Probabilmente è già da un pezzo che mi sento male quando penso a una certa ragazza, perchè sono così innamorato di lei, ma lei nemmeno mi guarda, e i suoi genitori la sorvegliano bene. Ma io mi sento peggio ogni giorno; e così può darsi che io mi avvicini di nascosto alla sua tenda nel buio, ad aspettare che lei esca. Forse debbo aspettare tutta la notte e rimango senza dormire e lei non esce per niente.

Allora mi sento peggio di prima quando penso a lei. Forse mi nascondo tra i cespugli, vicino alla fonte dove lei va a volte a prender l'acqua, e quando lei arriva, se nessuno ci guarda, salto fuori, la tengo stretta e la costringo ad ascoltarmi. Se anche lei mi trova di suo gusto, me ne accorgo da come si comporta, perchè è molto vergognosa e forse la prima volta non mi risponde una parola o nemmeno mi guarda.

Così la lascio andare, e allora cerco un'occasione per parlare con suo padre, quando non c'è nessuno, e gli dico quanti cavalli posso dargli in cambio della bella ragazza, e ormai sono così innamorato di lei che gli darei tutti i cavalli del mondo se potessi.

Dunque, questo giovane della storia si chiama Cavallo Alto, e nel villaggio c'era una ragazza che a lui sembrava così bella che a forza di pensare a lei si sentiva proprio male, e ogni giorno la cosa peggiorava. La ragazza era molto timida, e i suoi genitori ne pensavano un gran bene perchè ormai erano vecchi e non avevano altri figli. Perciò la sorvegliavano tutto il giorno, e avevano cura che non le capitasse nulla di notte, mentre loro dormivano. Tanto bene le volevano che le avevano fatto un letto di cuoio crudo per dormire, e quando si accorsero che Cavallo Alto le gironzolava intorno, presero delle cinghie di cuoio crudo e di notte la legavano al letto perchè nessuno potesse rubarla, mentre loro dormivano, anche perchè non erano molto sicuri che la ragazza in realtà non volesse che la rubassero.

Bene, dopo aver perso molto tempo a gironzolarle intorno e a nascondersi e ad aspettarla e a sentirsi sempre peggio, Cavallo Alto finalmente riuscì a sorprenderla sola e la costrinse a parlare con lui. Allora scoprì che forse lui le piaceva un pochetto. Naturalmente questo non lo fece star meglio. Anzi adesso si sentiva peggio di prima; ma allo stesso tempo, era diventato più coraggioso di un bisonte, e così andò direttamente a parlare col padre di lei e gli disse che era tanto innamorato della ragazza che avrebbe dato per lei due cavalli buoni: uno giovane e l'altro non tanto vecchio.

Ma il vecchio fece soltanto un segno negativo con la mano, come per dire a Cavallo Alto di andarsene e di non dire sciocchezze. Cavallo Alto adesso si sentiva peggio di prima; ma c'era un altro giovane, il quale gli disse che gli avrebbe dato due cavalli in prestito; poi, quando avrebbe avuto più cavalli, Cavallo Alto gli avrebbe ripagato il prestito. Allora Cavallo Alto andò di nuovo a trovare il vecchio e gli offrì quattro cavalli per la ragazza: due erano giovani gli altri due non si potevano ancora dire vecchi.

Ma il vecchio fece un segno di rifiuto con la mano e non volle nemmeno parlare della cosa. cavallo Alto rimase a gironzolare intorno, finchè non riuscì a parlare di nuovo con la ragazza, e allora la pregò di fuggire con lui. Le disse che certamente, se lei non accettava, gli sarebbe venuto un colpo e sarebbe caduto morto. Ma lei disse che non sarebbe fuggita con lui; voleva essere comperata come una donna di valore. Vedete che anche lei aveva un'alta opinione di se stessa.

Allora Cavallo Alto si sentì tanto male che ormai non riousciva a mangiare nemmeno un boccone, e andava in giro con la testa china, come se stesse per cadere e morire in qualsiasi momento. Daino Rosso era un altro giovane, e lui e Cavallo Alto erano molto amici, e sempre facevano tutto insieme. Daino Rosso, quando vide come si comportava Cavallo Alto, gli disse: "Cugino, che succede? Hai il mal di pancia? dall'aria che hai si direbbe che stai per morire". Allora Cavallo Alto raccontò a Daino Rosso come stavano le cose, e gli disse che non sarebbe vissuto a lungo, secondo lui, se non sposava presto la ragazza.

Daino Rosso ci pensò un poco e dopo disse:"Cugino, ho un piano, e se sei abbastanza uomo per fare come ti dico io, vedrai che tutto si aggiusta. Lei non vuole fuggire con te; suo padre non vuole accettare quattro cavalli; e più di quattro cavalli non puoi trovare. Allora devi rubarla e scappare con lei. Poi, passato un poco di tempo, puoi ritornare e il vecchio non può fare nulla perchè ormai sarà la tua donna. Probabilmente anche lei vuole che tu la rubi".

Così prepararono bene quello che Cavallo Alto doveva fare, e lui disse di amare tanto la ragazza, che si sentiva uomo abbastanza da fare qualunque cosa Daino Rosso o chiunque altro potesse inventare. E questo è quel che fecero.

A tarda notte si avvicinarono senza far rumore alla tenda della ragazza e aspettarono, per essere sicuri che il vecchio e la vecchia e la ragazza dormissero profondamente. Allora CAvallo Alto, strisciando, si infilò sotto la tenda con un coltello. Prima doveva tagliare le cinghie di cuoio crudo, e poi Daino Rosso, allentati i paletti che tenevano chiuso quel lato della tenda, lo avrebbe aiutato a trascinare fuori la ragazza e a imbavagliarla. Dopo di che, Cavallo Alto l'avrebbe messa di traverso sul suo cavallo e se la sarebbe portata via in fretta, e poi sarebbe vissuto felice per sempre.

Quando Cavallo Alto si trovò dentro la tenda lo prese una tale agitazione che il cuore gli batteva come un tamburo, e faceva tanto rumore, gli pareva, da svegliare i due vecchi. Ma i vecchi non si svegliarono; così dopo un poco il giovane cominciò a tagliare le cinghie. Ogni volta che ne tagliava una, la cinghia faceva pop e lui si sentiva morire dalla paura. Ma se la stava cavando abbastanza bene, ed era riuscito a tagliare tutte le cinghie, giù fino alle cosce della ragazza, quando lo prese di nuovo l'agitazione e il coltello gli scivolò via e finì col pungere la ragazza, che cacciò un urlo fortissimo.

Allora i vecchi si alzarono di scatto e urlarono anche loro. Ma ormai Cavallo Alto era fuori e fuggiva con Daino Rosso, come due antilopi. Il vecchio e alcuni altri inseguirono i giovani ma questi si dileguarono nel buio e nessuno seppe chi era stato.

Insomma, se avete mai desiderato una bella ragazza, capirete come doveva sentirsi male Cavallo Alto. Infatti stava malissimo e sembrava che sarebbe morto di fame, se prima non moriva di un colpo. Daino Rosso ci pensava sempre; qualche giorno dopo andò a trovare Cavallo Alto e gli disse:"Cugino, fatti coraggio! Ho un altro piano, e questa volta sono sicuro che, se sei uomo abbastanza, riusciremo a rapirla via".

E Cavallo Alto disse:" Sono uomo abbastanza da fare qualunque cosa mi dicano di fare, pur di ottenere quella ragazza". E questo è quel che fecero. Si allontanarono tutti e due, soli, dal villaggio, e Daino Rosso disse a Cavallo Alto di spogliarsi. Poi gli dipinse tutto il corpo di bianco, bene bene; Quindi sul bianco gli tracciò dappertutto delle strisce nere, e dei cerchi neri intorno agli occhi. Cavallo Alto aveva un aspetto spaventevole; così spaventevole che quando Daino Rosso finì il lavoro e gli diede uno sguardo d'insieme, per vedere come gli era riuscito, disse che perfino a lui faceva un poco di paura.

"Adesso se ti sorprendono di nuovo si spaventeranno tanto che penseranno che sei uno spirito maligno e avranno paura di inseguirti", disse Daino Rosso. Cavallo Alto entrò strisciando col suo coltello, come la prima volta; Daino Rosso aspettava fuori, pronto a trascinare fuori la ragazza e imbavagliarla non appena Cavallo Alto avesse finito di tagliare tutte le cinghie. Cavallo Alto strisciò fino al letto della ragazza e cominciò a tagliare tutte le cinghie.

Ma nel frattempo pensava:"Se mi vedono mi uccideranno, perchè faccio tanta paura". La ragazza era irrequieta e continuava ad agitarsi molto nel letto; e ogni volta che tagliava una cinghia, la cinghia faceva pop. Per questo Cavallo Alto lavorava molto lentamente e con grande cura. Ma lo stesso avrà fatto rumore, perchè a un tratto la vecchia si svegliò e disse al vecchio:"Vecchio, sveglia!C'è qualcuno in questa tenda!" Ma il vecchio aveva molto sonno e non voleva che lo disturbassero. Disse:"Lo so bene che c'è qualcuno in questa tenda, dormi e non mi dare fastidio". E poi si mise a russare di nuovo.

Ma ormai Cavallo Alto era così spaventato che non osava muoversi nè sollevare la testa da terra. Ora, era successo che da molto tempo non aveva dormito quasi niente, per colpa della ragazza. E mentre stava lì schiacciato a terra, aspettando che la vecchia cominciasse a russare anche lei, a un tratto si dimenticò di tutto, perfino di quanto era bella la ragazza.

Daino Rosso che era sdraiato fuori, pronto a fare la sua parte, si domandava una e cento volte che cosa stesse succedendo là dentro, ma non osava chiamare l'amico a voce alta. Dopo non molto cominciò ad albeggiare e Daino Rosso dovette andarsene, con i due cavalli che teneva lì legati pronti per il suo compagno e per la ragazza; altrimenti l'avrebbero visto. E così se ne andò.

Quando cominciò a fare giorno dentro la tenda, la ragazza si svegliò e la prima cosa che vide fu un animale spaventevole, tutto bianco con strisce nere, che dormiva sdraiato accanto al suo letto. Allora si mise a strillare, e anche la vecchia strillò, e il vecchio urlò. Cavallo Alto si alzò di scatto, con una paura da morire, e nella fretta di uscire quasi fece cadere la tenda.

Ormai la gente accorreva da tutti gli angoli del villaggio con fucili e archi e asce, e tutti urlavano. Ma Cavallo Alto si mise a correre così svelto che quasi non toccava la terra con i piedi, e il suo aspetto era così terribile che la gente scappava via e lo lasciava correre. I più bravi volevano sparargli addosso , ma gli altri dicevano che doveva essere una creatura sacra e che ucciderlo poteva portare chissà quale guaio.

Cavallo Alto si diresse verso il fiume più vicino; tra la boscaglia trovò un albero con il tronco vuoto e si infilò dentro. Poi arrivarono alcuni coraggiosi; Cavallo Alto li udiva dire che doveva essere uno spirito maligno, uscito dall'acqua, e che oramai era tornato nell'acqua. Quel mattino stesso i capi ordinarono a tutti gli abitanti del villaggio di levare le tende e di lasciare quel luogo.

Così se ne andarono, mentre Cavallo Alto era nascosto nell'albero vuoto. Orbene, daino Rosso era rimasto a guardare tutto questo scompiglio, dalla sua tenda, fingendo di essere sorpreso e spaventato quanto gli altri. E così quando l'accampamento si trasferì altrove, egli corse di nascosto al fiume dove il suo amico era scomparso. Quando si trovò nella boscaglia, cominciò a chiamare e Cavallo Alto rispose, perchè riconosceva la voce del suo amico.

Daino Rosso aiutò Cavallo Alto a lavarsi il corpo, che era dipinto, e poi si sedettero in riva al fiume per parlare dei loro guai. Cavallo Alto disse che non sarebbe ritornato al villaggio mai più in vita sua e che ormai non gli importava nulla di nulla.

Disse che aveva deciso di mettersi sul sentiero di guerra da solo. Daino Rosso disse:< No, cugino, non ti metterai sul sentiero di guerra da solo, perchè io verrò con te.

Così Daino Rosso fece tutti i preparativi, e giunta la notte si misero sul sentiero di guerra da soli. Dopo qualche giorno di viaggio arrivarono ad un accampamento di Crow, verso il tramonto; quando si fece buio si avvicinarono di nascosto al luogo dove pascolavano i cavalli dei Crow, uccisero l'uomo che sorvegliava i cavalli, il quale non si apsettava un attacco perchè credeva che tutti i Lakota fossero molto lontano, e così se ne andarono con un centinaio di cavalli. Avevano dato loro un forte vantaggio, perchè tutti i cavalli dei Crow, si erano messi a corre3re come pazzi, e probabilmente i Crow dovettero aspettare fino al mattino per trovare altri cavalli, prima di poterli inseguire. Daino Rosso e Cavallo Alto fuggirono con il loro branco di cavalli, per ben tre giorni e tre notti, infine raggiunsero il loro villaggio.

Allora costrinsero l'intero branco ad entrare nel villaggio e non si fermarono finchè non furono davanti alla tenda della ragazza. Il vecchio era nella tenda; cavallo Alto lo chiamò e gli chiese se forse adesso credeva che i cavalli bastassero per pagare la ragazza. Questa volta il vecchio non lo accolse con un gesto di rifiuto. Non erano i cavalli quello che lui voleva. Quello che voleva era un figlio che fosse un vero uomo e capace di fare qualcosa. E così Cavallo Alto ebbe finalmente la sua ragazza, e io credo che se la meritava.

Nicholas Black Elk

 




























































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postato da soffio alle ore 01:23 venerdì, 03 dicembre 2004

Il Castello di Carini (Palermo)


La cittadina, chiamata anticamente Garinis, fu costruita intorno al X secolo dagli arabi, non lontano ad un insediamento sicano di nome Hycara, distrutto nel 415 a.C. dall'ateniese Nicia.
La città divenne feudo fin dal tempo dei normanni; fu sotto il dominio della famiglia Bonello e successivamente passò ai La Grua, i quali nel 1403 ottennero il titolo di principi.
Tra vari monumenti d'importanza artistica spicca, inquietante e misterioso, il castello , un maniero tipicamente feudale con borgo fortificato.

**Sorto tra il 1075 e il 1090 per volere di Rodolfo Bonello, il Castello venne restaurato più volte negli anni, soprattutto ad opera dei
La Grua-Talamanca.
Qui
la storia del castello si confonde con la leggenda ,immortalata nella tradizione popolare dai cunti dei cantastorie.

All'interno delle mura del Castello la leggenda, di cui esistono varie versioni, dice che nel sedicesimo secolo la baronessa Laura cadde trafitta alla schiena mentre fuggiva verso le sue stanze, inseguita dal principe Lanza di Trabia, suo padre, che intendeva lavare con il sangue l'onta del disonore caduta sul casato a causa del comportamento infedele della donna.
La storia spiega come la giovane sposa, forse trascurata da un marito più anziano e amante della caccia, si fosse infiammata di passione per un coetaneo, per giunta appartenente alla potente famiglia rivale dei Moncada.
Dello sviluppo della vicenda amorosa poco si conosce, se non che i due amanti erano pazzi l'una dell'altro e meditavano la fuga o addirittura l'eliminazione del marito della signora.
Ma una notte, di ritorno dall'ennesima battuta venatoria, il barone Vincenzo, accompagnato dal suocero, scopre nel salone i due giovani in flagrante adulterio davanti al caminetto acceso.
La Grua uccide con lo stocco il rivale e rimane a vegliarne il cadavere, mentre il principe Lanza insegue la figlia urlante e la finisce con una sciabolata alla schiena.
Laura, cadendo, si appoggia a un muro del maniero.

La sua mano sporca di sangue lascia una traccia indelebile.
Il barone e il principe uscirono dalla storia con l'onore mondato e La Grua, solo due anni dopo, ben prima della fine del lutto, contrasse nuove nozze.
Naturalmente, la nuova sposina volle ristrutturare, con il permesso del marito, il castello.
Malgrado le numerose mani di calce date sulla macchia di sangue, segno del disperato e ultimo appiglio di Laura, questa non accennò a sparire.
Di conseguenza il corridoio, teatro del misfatto, fu murato e riaperto solo secoli più tardi.

Anche se studi più recenti hanno dato piena luce al fatto, rimarrà sempre nell’immaginario popolare la storia di un amore e del suo tragico epilogo. Pubblicazioni recenti, accennano a documenti dai quali risulta che il Viceré di Sicilia, informa la Corte di Spagna che "…il Barone Cesare Lanza aveva ucciso la figlia Laura ed il suo amante, Ludovico Vernagallo". Questo documento costituisce un elemento sicuro che avvalora l'atto di morte di Caterina La Grua, Baronessa di Carini, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell'archivio della Chiesa Madre.
Ecco il Memoriale presentato da Cesare Lanza al Re di Spagna per discolparsi del delitto della figlia Laura :

Sacra Catholica Real Maestà,
don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli




***
Il fatto è narrato in un poemetto anonimo, contemporaneo ai fatti, pervenutoci solo in frammenti:

Chiangi Palermu, chiangi Siracusa
a Carini c'è lu luttu in ogni casa
cu la purtà 'sta nova dulurusa
mai paci pozza aviri a la so casa.
La megliu stidda ca rideva 'n cielu
arma senza cappottu e senza velu
la megliu stidda di li Serafini
povira barunissa di Carini

Sciumi muntagni ed arbuli chiangiti
suli cu luna cchiù nun affacciati
la bella barunissa chi pirditi
vi li dava li rai 'nnamurati
Acidduzzi di l'aria chi vuliti
la vostra gioia inutili circati
varcuzzi c'a sti praj lenti viniti
li viliddi spingitili alluttati
Ed alluttati cu li lutti scuri
ca morsi la signura di l'amuri
la megliu stidda di li Serafini
povira barunissa di Carini



Questi frammenti hanno ispirato Giovanni Verga per la Storia del castello di Trezza,il Salamone Marino per i suoi poemetti e, non per ultimo, Vincenzo Bellini che musicò la famosa Fenesta ca' lucive ispirata all'amaro caso :




FENESTA CHE LUCIVE

Fenesta che lucive e mo nun luce,
Sign'e' ca nenna mia stace malata?
S'affaccia la sorella e che me dice?
"Nennella toia e' morta e
s' 'e atterrata."
"Chiagneva sempre ca durmeva sola;"
"mo dorme co li muorte accompagnata!"

- Cara sorella mia, che me dicite?
Cara sorella mia che me contate?
"Guarde 'ncielo si nun me credire.,"
"Purzi' li stelle stanno appassiunate."
"E' morta nenna vosta, ah, si chiagnite,
"Ca quanto v'aggio ditto e' beritate!

"Jate a la Chiesia e la vedite pure,
"Aprite lo tavuto e che trovate ?
"Da chella vocca che n'asceano sciure
"Mo n'esceno li vierme, oh che piatate!
"Zi' Parrocchiano mio, tienece cure,
"Le llampe sempre tienece allummate!".

Ah! nenna mia, si' morta, puvurella!
Chill'uocchie chiuse nun l'arape maje!
Ma ancora all'uocchie mieje tu para bella
Ca sempe t'aggio amata e mmo cchiu' assaje!
Potesse a lo mmacaro mori' priesto
E m'atterrasse a lato a tte, nennella!

Addio, fenesta; restate nzerrata,
Ca nenna mia mo nun se po' affacciare;
Io cchiu' nun passarraggio da sta strata;
Vaco a lo camposanto a passiare
Nzino a lo jurno che la morte 'ngrata
Mme face nenna mia ire a truvare.



Lo sceneggiato 'L'amaro caso della baronessa di Carini''

Trasmesso nel dicembre 1975 in quattro puntate, ci racconta l'infelice storia d'amore, dal tragico finale stile Paolo e Francesca, tra Ugo Pagliai e Janet Agren, insoddisfatta baronessa di un paese siciliano del primo '800, oppresso dalla setta dei Beati Paoli. Bellissima la sigla, un valzer di schietto sapore siculo: "Povera barunissa di Carini", cantata da Gigi Proietti che nei titoli di testa viene chiamato Luigi Proietti. La " Ballata di Carini" dice: "chianci Palermu chianci Siracusa a Carini c'è lu lutto ppogni casa.e finisce dicendo: lu primu corpu la donna cadiu l'appresso corpu la donna muriu nu corpu a lu cori nu corpu ntra li rini povira Barunissa di Carini".

Dal web