postato da Katherjne alle ore 23:36 domenica, 17 febbraio 2008


Il ciarlare è un buttar fuori discorsi lunghi e sconsiderati;
e il ciarlatore è un tale che, a uno che non conosce, gli si pone a sedere accanto e, in primo luogo, gli tesse l'elogio della propria moglie, poi gli racconta il sogno che ha fatto la notte, indi gli passa in rassegna, a uno a uno, tutti i cibi che ha mangiati a pranzo;poi, se la cosa va avanti con successo, si mette a dire che la gente d'oggi è molto più cattiva di quella d'una volta, e che le granaglie si sono vendute in piazza a buon mercato, e che in città vi sono molti forestieri, e che a cominciare dalle Dionisie il mare è navigabile; e che se Zeus manderà pioggia più abbondante, i prodotti della terra saranno migliori, e che per l'anno nuovo vuol coltivare un campicello, e che la vita è difficile, e che Damippo alla festa dei Misteri ha dedicato la fiaccola più grande, e quante sono le colonne dell'Odeon; ed ancora:
«Ieri ho vomitato» e «Che giorno è oggi?».
E se uno ha la pazienza di sopportarlo, non si stacca più, e dice che nel mese di Boedromione ricorrono i Misteri, nel mese di Pianepsione le feste Apaturie, nel mese di Posideone le Dionisie campestri.

Ed invero, se uno vuole che non gli venga la febbre, deve fuggire lontano da codesta gente a braccia sciolte e gambe levate: giacché è gran fatica riuscire a tener testa a chi non sa distinguere tra ozio ed occupazione.

(Dai "Caratteri" di Teofrasto)
postato da Katherjne alle ore 14:03 lunedì, 14 gennaio 2008




Un pittore non disegna il posto in cui si trova. Ma osservando il suo quadro, io conosco la sua posizione rispetto alle cose disegnate. … Secondo la concezione della vita umana espressa negli atti e nelle parole di un uomo, io so (…) se egli guarda questa vita da un punto situato quaggiù o dall’alto del cielo. … Il Vangelo contiene una concezione della vita
Umana, non una teologia. Se di notte all’aperto, accendo una torcia elettrica, non è guardando la lampadina che ne giudico la potenza, ma guardando la quantità di oggetti illuminati. … Il valore di una forma di vita religiosa, o più in generale spirituale, lo si valuta in base all’illuminazione proiettata sulle cose di quaggiù. Le cose carnali sono il criterio delle cose spirituali. … Solo le cose spirituali hanno valore, ma le cose carnali sono le uniche ad avere un’esistenza constatabile. Quindi il valore delle prime è constatabile solo come illuminazione proiettata sulle seconde. (Q IV 185)


postato da soffio alle ore 18:42 lunedì, 26 novembre 2007

 

zen

" Due monaci s'incamminarono sotto una pioggia scrosciante. Uno dei due rivolgendosi all'altro gli ricordò la promessa che si erano fatti: "Non penseremo più alle donne'.
Dopo qualche chilometro percorso videro che una donna non riusciva ad attraversare la strada a causa di una pozzanghera. Un monaco non si guardò neppure attorno e mise il proprio abito steso a terra per consentire il passaggio alla persona in difficoltà, ed ella passo più facilmente.
Dopo ancora qualche chilometro il monaco che inizialmente esortò al rispetto del loro giuramento disse:"Perché hai aiutato quella donna, cosa ci eravamo detti?"
"Appunto", gli rispose l'altro, "perché la stai ancora pensando".

Storia tratta dal libro "101 Storie ZEN", di Nyogen Senzaki - Paul Reps

postato da soffio alle ore 23:12 domenica, 08 luglio 2007



Non c'era scritto niente a pagina trentadue. Non c'era scritto neanche "32". Pagina trentadue era completamente bianca. Il capitolo uno finiva a pagina trentuno e, siccome l'editore non voleva cominciare il capitolo due sulla pagina a sinistra, lo aveva cominciato a pagina trentatre', e pagina trentadue l'aveva lasciata bianca. Tutti gli altri capitoli finivano sulla pagina a sinistra, cosi' non c'era bisogno di lasciare quella pagina bianca, e pagina trentadue era l'unica pagina del libro.
Non è bello essere l'unica pagina bianca di un libro.
Un libro è come un piccolo paese, staccato dal resto del mondo. La maggior parte del tempo se ne sta per conto suo sullo scaffale, e solo la copertina ha contatti con l'esterno: con altre copertine ma anche con il sole e la polvere, e ogni tanto con una mosca loquace che porta notizie da fuori. Se lo si tira giu' dallo scaffale, è raro che lo si apra: magari si vuole solo mostrarlo a qualcuno, cosi' è sempre la copertina che si gode il mondo. Anche quando lo si apre, ogni pagina ha diritto a pochi minuti di luce, e nello sforzo di sfruttarli il piu' possibile capita spesso che cada in confusione e dopo non si ricorda piu' niente. "Quante persone c'erano sedute a leggermi: due o tre? E stavano proprio parlando di me? E gli piacevo? Non ho capito, non ce l'ho presente e forse non mi succedera' piu'".
Stando cosi' le cose, le pagine di un libro parlano soprattutto fra loro. E, non avendo molto da dire, parlano soprattutto una dell'altra. Potete immaginare dunque quante se ne debba sentire una pagina bianca. "Guarda quella: non ha neanche il numero."
"Se non fosse per la pagina a fianco, non saprebe neanche chi è." "Se ne potrebbe benissimo fare a meno." "Serve solo ad aumentare il prezzo." Eccetera eccetera. Non che queste cose te le vengano a dire in faccia, ma il posto è piccolo e prima o poi ti capita di sentirle. Pagina trentadue aveva tanta pazienza e non protestava mai, ma soffriva molto.
Un giorno arrivo' il padrone con suo figlio: un bimbo piccolo e irrequieto, che certamente avrebbe fatto danni. Tutte le copertine erano preoccupate. Molte pero' tirarono un sospiro di sollievo quando il padre disse: "Aspetta, ti do io un libro che puoi strappare. Ecco: prendi questo, tanto non serve." Il libro era quello con la pagina bianca, e in men che non si dica il bimbo lo ridusse ad un mucchio di fogli.
Le pagine erano offese e stupefatte, ma le loro avventure non erano finite. A un certo punto il padre si mise a cercare in mezzo ai fogli, prese la pagina bianca e ci fece un aeroplanino. Lo fece lasciando il bianco di fuori, perche' gli sembrava piu' bello, cosi' pagina trentuno (che era scritta a meta', essendo la fine del capitolo uno) non poteva vedere niente di quel che succedeva. Poi arrivo' la mamma e disse: "Che cosa avete combinato? Mettete in ordine!". Le altre pagine finirono nel camino e le loro preziose parole diventarono cenere. Pagina trentadue invece ando' a volare in giardino e vide alberi e farfalle, ed ebbe tutto il tempo per guaqrdare bene. E questo eprche' a pagina trentadue non c'era scritto niente. Non c'era scritto neanche "32".

Filosofia: tante storie

postato da soffio alle ore 22:36 mercoledì, 13 giugno 2007

 

Una storiella per riflettere

Una volta, un imperatore sognò di aver perso tutti i denti.
Si svegliò spaventato e fece chiamare un saggio in grado di interpretare il suo sogno.

- Signore, che disgrazia! - esclamò il saggio.
Ciascuno dei denti caduti rappresenta la perdita di un famigliare caro a Vostra Maestà.

- Ma che insolente! - gridò l'imperatore.
Come si permette di dire tale fesseria?

Chiamò le guardie ordinando loro di frustarlo.
Chiese in seguito che cercassero un'altro saggio.
L'altro saggio arrivò e disse:

- Signore, vi attende una grande felicità! Il sogno rivela che lei vivrà più a lungo di tutti i suoi parenti.

Il volto dell'imperatore si illuminò. Chiese che venissero consegnate cento monete d'oro a quel saggio.
Quando costui lasciò il palazzo, un suddito domandò:

- Com'è possibile? L'interpretazione data da lei fu la stessa del suo collega. Tuttavia lui prese delle frustate mentre lei ebbe delle monete d'oro!!!

- Mio amico - rispose il saggio.
Tutto dipende da come si vedono le cose...
Questa è la grande sfida dell'umanità. Da ciò deriva la felicità o l'infelicità, la pace o la guerra.
La verità va sempre detta, non c'è alcun dubbio, ma il modo come la si dice... è quello che fa la differenza.
La verità deve essere comparata ad una pietra preziosa.
Se la rinfacciamo a qualcuno, può ferire, provocando rivolta.
Ma se l'avvolgiamo in una delicata confezione e la offriamo con tenerezza, sarà sicuramente accettata con più felicità

(presa dal web)